Celiachia e fasce di età

Celiachia e fasce d’età

Celiachia e fasce d’età. Fino a qualche tempo fa si pensava che la celiachia venisse diagnosticata solo nei bambini in tenera età. Col tempo e con gli anni invece è venuta alla luce una realtà completamente differente, infatti, soprattutto negli ultimi tempi, c’è stato un vero e proprio boom di diagnosi tra adulti e talvolta anche tra gli over 60.

Questo perché spesso la celiachia ha una sintomatologia tale da confondere le idee. Se nei bambini la diagnosi può essere a volte più immediata, trovandosi davanti soggetti che crescono poco rispetto alla loro età, talvolta negli adulti si manifesta con problematiche che apparentemente non farebbero pensare ad un problema legato a qualcosa che viene mangiato.

Troviamo infatti spesso persone con problemi di tiroide ed infertilità, con osteoporosi precoce e problemi legati appunto alle ossa, con dolori agli arti e fragilità degli stessi, non mancano poi soggetti che soffrono di problemi di emicranie ingiustificate, forti dolori mestruali e ciclo irregolare, stitichezza, dermatiti, difficoltà digestive e gonfiori che non sempre fanno pensare a cause legate a qualcosa che viene ingerito.

Queste diagnosi a seconda della fascia d’età, vengono poi affrontate in maniera diversa. Quelli che forse si abituano prima al cambiamento sono i bambini più piccoli in quanto ancora non hanno dei gusti precisi e crescendo nemmeno si ricorderanno più il sapore degli alimenti contenenti glutine. Inoltre, se da sempre abituati ad una vita priva di glutine, anche, ad esempio, nel periodo adolescenziale, non avranno grossi problemi di accettazione del problema.

Al contrario potranno esserci più difficoltà tra i diagnosticati più grandicelli, soprattutto in fase adolescenziale, ed in particolare tra quei soggetti asintomatici, ovvero che non manifestano reazioni evidenti all’assunzione di glutine. Qui abituarsi potrà risultare più difficoltoso anche perché, non soffrendo di malori all’assunzione di questa proteina, anche la voglia di sgarrare e concedersi qualche dolcetto vietato, ogni tanto si ripresenterà.

Quelli che però sembra prendano più male la diagnosi pare siano gli adulti in quanto da sempre abituati a mangiare di tutto, con una loro “classifica di gradimento” degli alimenti ed un ricordo ben chiaro dei sapori dei prodotti con glutine. Se infatti alcuni la prendono bene, ne troviamo parecchi che, per via della scarsa voglia di ricominciare da zero ad imparare a cucinare, e magari per colpa della sfortuna incontrata assaggiando i primi piatti senza glutine, tendono a prendere male il problema. Dover cambiare poi le abitudini soprattutto quando si è fuori casa può risultare difficoltoso.

Stesso discorso, in forma ancora più complessa, è quello legato alla diagnosi in soggetti con età superiore ai 60 anni i quali, abituati da sempre ad un’alimentazione di un certo tipo, non vedono sempre di buon grado il cambiamento e soprattutto l’idea di dover cambiare quelle che erano ormai abitudini fisse e ben radicate.

Ogni età ha le sue problematiche da affrontare, ma un fattore molto importante per ogni fascia, risulta nel modo di interagire con i celiaci da parte di familiari ed amici. Sicuramente trovare persone che non fanno pesare il problema e che al contrario decidono, quando si è tutti assieme, di optare esclusivamente per un pasto privo di glutine, aiuterà il neo diagnosticato ad affrontare con più serenità il problema.

Al contrario se le persone attorno a lui tenderanno a far pesare la cosa pretendendo pasti diversi, faranno sentire sopraffatto da rabbia ed emozioni negative il celiaco, portandolo ad affrontare male questo cambiamento.

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